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Martedì 01/05/2001

E’ in vigore la nuova normativa in materia di usura.

L’intervento prima governativo e poi parlamentare di conversione, prende spunto dalla sentenza n. 14899 della Corte di Cassazione, sez. civile, del 17.11.00. La Suprema Corte, interpretando la legge n. 108 del 1996 in materia di usura, aveva ammesso l’esistenza del carattere usurario “sopravvenuto” per alcuni tassi di interesse. In particolare, per quei tassi che superavano la soglia massima ammessa, in un momento successivo alla loro pattuizione. Erano facilmente intuibili le gravi conseguenze derivanti dalla decisione della Corte da ultimo citata: prima, fra tutte, la vanificazione della libertà delle parti di un contratto di mutuo, ad esempio, di concordare un tasso fisso nel tempo; senza tralasciare l’inevitabile diritto del mutuatario di ottenere il rimborso degli interessi già erogati ed eccedenti il tasso di soglia consentito. L’art. 1 del decreto-legge n. 394/2000 consente una interpretazione dell’art. 644 c.p., che esclude, a priori, l’ammissibilità dell’usura “sopravvenuta”, ponendo, come relativo termine di valutazione, il tasso fissato al momento della pattuizione degli interessi, e non già quello in vigore al momento della singola dazione da parte del debitore.