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Lunedì 10/12/2001

La disciplina economica e previdenziale del pubblico impiego di fatto.

Nella pronuncia in commento, il Consiglio di Stato affronta il problema della disciplina applicabile al rapporto di pubblico impiego “di fatto”, sia dal punto di vista della competenza del Giudice Amministrativo di accertarne la sussistenza, sia dal punto di vista del trattamento economico e retributivo applicabili. Per quanto riguarda il primo aspetto, la Suprema Corte afferma che qualora manchino i “provvedimenti genetici tipici” previsti dall’ordinamento – quali, ad esempio, l’assunzione mediante concorso o prova selettiva – non si possa affermare l’esistenza di un rapporto di pubblico impiego di fatto. Nel caso in cui, infatti, “[…] un soggetto assuma che un rapporto di pubblico impiego è sorto sulla base di atti diversi da quelli presi in considerazione dalla legge, il giudice amministrativo non può accertare un rapporto che non è sorto, non sussiste e non può giuridicamente sussistere […]”. Il rapporto di lavoro di fatto, che presenti comunque gli estremi del rapporto di pubblico impiego, quali la subordinazione gerarchica, il rispetto di un preciso orario di lavoro, nonché la continuità della prestazione, riceve una disciplina economica e previdenziale tipiche del rapporto di pubblico impiego.