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Giovedì 20/06/2002

La Corte di Cassazione esclude che l’amministratore condominiale possa agire nei confronti del condomino apparente.

Sulla questione di diritto affrontata dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite si sono susseguite, negli scorsi anni, contrastanti pronunce giurisprudenziali. Un orientamento, infatti, afferma che l’amministratore condominiale può citare in giudizio, per il recupero delle quote di spesa relative alla gestione condominiale, colui che si comporta come condomino senza esserlo, anziché l’effettivo titolare dell’unità immobiliare. Tale giurisprudenza invoca il principio di apparenza di diritto, volto a tutelare i terzi di buona fede. La Suprema Cote, a Sezioni Unite, invece, accogli l’opposto orientamento, secondo il quale in tali casi non può essere invocato il principio suddetto, poiché quest’ultimo opera nei rapporti con terzi di buona fede. Nel caso del rapporto intercorrente tra il singolo condomino moroso e il condominio, invece, quest’ultimo non può essere considerato alla stregua di terzo, bensì di vera e propria parte del rapporto.