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Lunedì 02/09/2002

Nei contratti d’agenzia i compensi possono essere previsti in misura fissa.

La decisione nasce da un ricorso promosso da un’impresa friulana, avverso un verbale di accertamento emesso dal servizio di vigilanza Inps. Secondo quest’ultimo, i contratti d’agenzia sottoscritti dall’impresa contrastano con le disposizioni contenute negli artt. 1742 e seguenti del codice civile. In particolare, rileva, ai fini della illegittimità, la determinazione contrattuale del compenso in misura fissa: una delle caratteristiche fondamentali del compenso per l’attività di agente di commercio sarebbe, al contrario, la variabilità e la proporzionalità dello stesso in relazione al volume di affari conclusi per conto del preponente. Le argomentazioni difensive dell’impresa, invece, si basano sull’assunto secondo il quale dal contenuto letterale dell’art. 1742 c.c. discenderebbe la libertà in capo alle parti del contratto di agenzia, di disciplinare i rapporti economici in piena autonomia. Inoltre, la ricorrente sostiene che le parti sono libere di privilegiare, nel rapporto di agenzia, l’attività di promozione dell’immagine aziendale piuttosto che l’attività di vendita dei prodotti o servizi. Ne consegue che il sistema di “retribuzione” più idoneo sembra consistere in un compenso forfetario predeterminato o in una provvigione con un minimo garantito, piuttosto che in provvigioni a percentuale sui soli affari conclusi.