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Martedì 18/02/2003

Aumentano fino al 10% ed oltre gli interessi di mora per il ritardo nei pagamenti tra imprese. Finalmente possibile richiedere decreto ingiuntivo nei confronti di debitori residenti all’estero.

La nuova normativa si applica ai pagamenti dovuti in forza di transazioni commerciali effettuate successivamente all’8 agosto 2002; per quelle antecedenti resta in vigore la disciplina prevista dal codice civile. Ai sensi dell’art. 11, D.Lgs. cit., infatti, “le disposizioni del presente decreto non si applicano ai contratti conclusi prima dell’8 agosto 2002”.
Restano fuori dal campo di applicazione di questa legge i pagamenti nascenti da rapporti commerciali con e tra privati, i debiti oggetto di procedure concorsuali (es. fallimento del debitore), i pagamenti per interessi di importo inferiore a 5 Euro ed i pagamenti dovuti a titolo di risarcimento danni, compresi i risarcimenti e/o indennizzi dovuti dalle imprese di assicurazione. Tutti questi pagamenti, esclusi dal campo di applicazione della nuova disciplina, restano soggetti alla normativa ordinaria in materia di interessi di mora.
Per inciso, si ricorda che la disciplina ordinaria è dettata dall’art. 1224 c.c., in base al quale “nelle obbligazioni che hanno per oggetto una somma di danaro, sono dovuti dal giorno della mora gli interessi legali”, attualmente previsti nella misura del 3% annuo (art. 1227 c.c.). Dunque, nel sistema ordinario del codice, il tasso degli interessi di mora e quello dei comuni interessi legali dovuti per remunerazione di capitale coincidono.
La novità e l’importanza del D.Lgs. 231/2002 consistono, invece, da una parte nell’aver specificato qual è il “giorno della mora” a partire dal quale si computano gli interessi e, dall’altra, nell’averne indicato il tasso in misura molto maggiore di quella legale attraverso il meccanismo che vedremo. Per i pagamenti tra imprese, quindi, (ivi compresi, a questi fini, i professionisti), il D.Lgs. 231/2002 costituisce legge speciale.
Gli interessi di mora decorrono automaticamente, cioè senza che sia necessaria una formale costituzione in mora, “dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento”. Se il termine non è stato stabilito dalle parti, il decreto indica quattro termini legali a partire dai quali gli interessi decorrono comunque, sempre in modo automatico: a) trenta giorni dalla data di ricevimento della fattura da parte del debitore o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente; b) trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi, quando non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento; c) trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi, quando la data in cui il debitore riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento è anteriore a quella del ricevimento delle merci o della prestazione di servizi; d) trenta giorni dalla data dell’accettazione o della verifica eventualmente previste dalla legge o dal contratto ai fini dell’accertamento della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca non successiva a tale data.
Come si vede, in mancanza di previo accordo sui termini di pagamento, lo scenario è abbastanza articolato e nella realtà potrà dar luogo a delicati contenziosi. Tutte le circostanze di cui sopra, infatti, dovranno essere provate dal creditore, se vorrà avvalersi di questa nuova normativa. Ancora una volta, quindi, si evidenzia quanto sia importante per l’imprenditore utilizzare lo strumento del contratto, per prevenire le controversie con i propri fornitori/clienti. Il contratto infatti contiene tutti gli elementi, dalle condizioni di resa, alle modalità ed ai termini di pagamento, che consentono la nascita e lo svolgimento di un corretto e, nei limiti del possibile, sicuro rapporto commerciale tra le parti. Il tasso degli interessi di mora è determinato, testualmente, con riferimento al “saggio d’interesse del principale strumento di rifinanziamento della Banca Centrale Europea applicato alla sua più recente operazione di rifinanziamento principale effettuata il primo giorno di calendario del semestre in questione, maggiorato di sette punti percentuali”. Questo tasso, al netto delle maggiorazioni, verrà pubblicato periodicamente sulla Gazzetta Ufficiale. Attualmente, il risultato dell’operazione sopra descritta conduce ad indicare il nuovo saggio degli interessi di mora in una percentuale vicina al 10% annuo, Dunque, attenzione ai pagamenti in scadenza!
Per i contratti che hanno per oggetto la cessione di prodotti alimentari deteriorabili è previsto un trattamento particolare. I termini legali di cui sopra, infatti, sono elevati da trenta a sessanta giorni. Le parti, inoltre, possono stabilire un termine superiore, ma solo per iscritto e nell’ambito di criteri che saranno fissati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, a livello nazionale, della produzione, in accordo con il Ministero delle Attività Produttive. Per questi prodotti, la maggiorazione del tasso BCE è di nove punti, anziché di sette e, soprattutto, è inderogabile.
A parte le limitazioni previste per i prodotti deperibili, le parti possono sempre concordare liberamente il termine di pagamento. Non tutti gli accordi, però, sono validi. Se la dilazione di pagamento o le eventuali conseguenze concordate per il ritardo sono “gravemente inique in danno del creditore”, è possibile rivolgersi al giudice per ottenere la dichiarazione della nullità di tali accordi e l’applicazione automatica dei termini legali sopra descritti. Il giudice, in alternativa, potrà stabilire, anche d’ufficio, i termini di pagamento che ritiene equo applicare alla transazione.
Anche le Associazioni di categoria degli imprenditori presenti nel Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), in rappresentanza delle piccole e medie imprese di tutti settori produttivi e degli artigiani, possono rivolgersi al giudice per far accertare e dichiarare la nullità ed impedire l’uso di eventuali condizioni generali di contratto inique esistenti sul mercato, concernenti i termini di pagamento o le conseguenze del relativo ritardo. Si tratta di una possibilità particolarmente interessante, che potrebbe rilevare, ad esempio, nel settore della subfornitura. A proposito di subfornitura, il D.Lgs. 231/2002 introduce una norma particolare in base alla quale, oltre agli interessi di mora, decorsi trenta giorni dal termine convenuto per il pagamento, il committente incorre anche in una penale pari al 5% dell’importo scaduto.
Il creditore ha diritto al risarcimento dei costi sostenuti per il recupero delle somme a lui pagate in ritardo. I costi, che devono essere comunque rispondenti a principi di trasparenza e proporzionalità, possono essere determinati anche con riferimento ad elementi presuntivi ed alle tariffe forensi vigenti per l’assistenza stragiudiziale. Il riferimento alla proporzionalità vale ad escludere la risarcibilità di spese manifestamente eccessive o superflue. Si tratta di un principio già affermato dall’art. 1227 c.c., secondo il quale “il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza”.
Grande novità è costituita, infine, dall’abolizione del divieto di notificare decreto ingiuntivo nei confronti di soggetti residenti all’estero. Si trattava di una notevole limitazione all’attività di recupero credito, contenuta nell’art. 641 c.p.c. Dal 7 novembre 2002 è possibile, invece, notificare decreto ingiuntivo anche nei confronti di questi soggetti. Invece degli ordinari 40 giorni utilizzabili dai debitori residenti in Italia, il termine per proporre opposizione al decreto è di 50 giorni se il debitore risiede nell’Unione Europea e di 60 giorni (comunque non inferiore a 30 né superiore a 120) se il debitore risiede in altri Stati. Questa norma ha carattere generale, in quanto modifica il codice di procedura civile. La possibilità di notificare decreto ingiuntivo all’estero, quindi, non riguarda solo le transazioni commerciali sorte dopo l’8 agosto 2002, ma si applica a qualsiasi rapporto di debito/credito scaduto alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 231/2002.

(fine)