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Venerdì 01/04/2005

La dignità del lavoratore quale elemento centrale del mobbing

Si veda innanzitutto come nelle argomentazione portate dalla Corte, un ruolo di spicco abbia assunto il c.d. “clima aziendale”, in quanto è stato chiarito che, nonostante determinate scelte rientrino nelle normali strategie aziendali, è importante accertare che le stesse non siano state attuate con modalità contrarie alla buona fede”. La Corte ha, dunque, voluto porre in rilievo il concetto della “contrarietà ad ogni principio di correttezza e buona fede” nei comportamenti posti in essere dal datore di lavoro, il che comporta che ora la figura del mobbing potrà emergere da una valutazione d’insieme delle condotte poste in essere dalla parte datoriale, le quali potranno essere considerate (di volta in volta) come un unico comportamento capace di destabilizzare l’equilibrio psico-fisico del lavoratore La particolare attenzione data al caso concreto, rispecchia poi una nuova tendenza, riconducibile ad una più spiccata attenzione e valorizzazione della figura del lavoratore, considerato ora nella sua interezza, che va al di là della mera titolarità in capo a quest’ultimo di soli diritti a contenuto patrimoniale, ma che tiene anche in considerazione del fatto che il lavoratore deve veder riconosciuta e rispettata la propria dignità e la propria sfera esistenziale, le quali acquisteranno, di conseguenza, un rilievo particolare nell’approccio al fenomeno del mobbing.