News

Venerdì 01/07/2005

La nuova direttiva in materia di tutela del consumatore dà riconoscimento ai codici di condotta

Ai sensi della direttiva è considerata sleale ogni pratica “contraria alle norme della diligenza professionale” oppure che falsi o rischi di falsare “in misura rilevante il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che raggiunge o al quale è diretta, o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta ad un determinato gruppo di consumatori”.
Dette condizioni ricorrono o quando viene fornito un servizio non all’altezza della competenza speciale che ragionevolmente ci si può attendere dal professionista oppure quando vada a condizionare il consumatore medio di un gruppo considerato “vulnerabile”. È ingannevole, invece, quella pratica commerciale che induca il consumatore ad adottare delle decisioni che altrimenti non avrebbe preso, sulla base di informazioni false inerenti alla natura e alle caratteristiche del prodotto, alla qualifica e ai diritti dei professionisti, al prezzo e al suo metodo di calcolo, alla necessità di ricambio, manutenzione e riparazione, ai diritti del consumatore, ecc.
Saranno i diversi Stati membri a decidere se le relative controversie saranno di competenza del giudice civile o amministrativo e se adottare strumenti come quello delle class action o meno.