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Giovedì 02/02/2006

Decreto Legislativo 8 giugno 2001 n. 231 Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica

Le fattispecie di reato, originariamente limitate ad alcune figure di illeciti contro la Pubblica Amministrazione nazionale e comunitaria, quali la truffa, la frode informatica, la corruzione, la indebita percezione o malversazione di contributi, finanziamenti etc., sono state poi estese, con un successivo inserimento normativo (D.L.vo n. 61/2002), alle seguenti figure di cd. reati societari: falsità nelle comunicazioni sociali e nei prospetti, falsità nelle relazioni o comunicazioni delle società di revisione, impedito controllo, formazione fittizia del capitale, indebita restituzione dei conferimenti, illegale ripartizione di utili e riserve, illecite operazioni sulle azioni e quote sociali, operazioni in pregiudizio dei creditori, indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori, illecita influenza sull’assemblea, aggiotaggio, ostacolo all’esercizio delle Autorità pubblica di vigilanza.
La disciplina è in continua evoluzione ed è stata (cd. market abuse) e sarà ulteriormente estesa ad altre figure di reato (reati ambientali, corruzione privata, pirateria informatica etc.). Allo stato gli ambiti di maggiore interesse sono, però, quelli riguardanti gli illeciti societari in senso stretto e quelli contro la P.A. L’eventuale commissione di uno dei sopradescritti reati comporta l’applicazione a carico dell’Azienda di sanzioni pecuniarie fissate, a seconda delle violazioni, in quote di numero non inferiore a 100 né superiore a 1000 (la quota ha un valore variabile stabilito in base allo stato economico dell’Azienda da un minimo di € 258,23 ad un massimo di € 1.549,37); nonché sanzioni interdittive - limitate, però, alle fattispecie originarie e non ai reati societari successivamente introdotti – quali l’interdizione dall’esercizio dell’attività, il divieto di contrattare con la P.A., l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi ed eventuale revoca di quelli già ottenuti, il divieto di pubblicizzare beni o servizi; oltre alla confisca del prezzo o profitto del reato ed alla pubblicazione della sentenza di condanna.
La normativa in esame prevede l’esonero dell’ente (nonché di riflesso dei propri amministratori di fronte ai soci ed ai creditori) da responsabilità qualora la stessa:
§ predisponga e adotti “modelli di organizzazione e controllo” idonei a prevenire la commissione dei reati;
§ istituisca un autonomo e specifico “organo di controllo”, che per gli enti di piccole dimensioni può coincidere con l’organo dirigente eventualmente affiancato da esperti esterni qualificati, deputato alla vigilanza sull’applicazione e aggiornamento dei modelli.
L’adozione del modello in questione e la corretta osservanza delle prescrizioni normative assume, quindi, particolare importanza per l’ente e andrà tenuta presente in caso di vicende modificative dell’ente (trasformazione, fusione etc…), attesa l’irrilevanza delle stesse ai fini della responsabilità; o in caso di acquisto, cessione o conferimento di azienda, stante la solidarietà del cessionario nel pagamento delle sanzioni.
Lo sviluppo del modello prevede, nelle sue linee portanti, le seguenti principali attività:
a) mappatura dei processi in un ottica di analisi della aree a rischio illecito;
b) manuale procedure etico-organizzative e sistema di deleghe, responsabilità ed annessi poteri;
c) codice etico: redazione e implementazione.
d) riguardo all’efficacia del modello, indispensabile per fornire una ragionevole sicurezza sull’idoneità del sistema adottato, si prevede una articolazione su diversi requisiti richiesti dalla norma:
e) organismo di vigilanza: nomina e condizioni operative;
f) sistema di comunicazione efficace e continuo;
g) sistema di audit e reporting sui fenomeni rilevati da monitoraggio;
h) sistema disciplinare adeguato e condiviso.
i) informazione e formazione del personale.
j) tale problematica, portata di nuovo alla ribalta dai recenti avvenimenti, non riguarda soltanto le grandi aziende ma tutte le realtà trattandosi di possibili illeciti inerenti la vita dell’azienda o associazione in ogni settore di attività e riconducibili sia agli aspetti prettamente contabili (reati societari in senso stretto) che a quelli attinenti a rapporti con la Pubblica Amministrazione quali, a titolo esemplificativo, i seguenti:
k) richiesta di licenze, autorizzazioni e altri titoli abilitativi per lo svolgimento dell’attività;
l) richiesta di contributi, agevolazioni, finanziamenti e altro;
m) attività di vario tipo con interfaccia autorità amministrative (comunali etc.);
n) attività diverse avendo rapporti con pubblici ufficiali (autorità fiscali,sanitarie etc.).
Al di là dell’aspetto sanzionatorio merita evidenziare come, attesa la estrema delicatezza ed attualità dell’argomento nel contesto socio-economico, l’osservanza delle prescrizioni imposte dalla sopra richiamata normativa ed in particolare l’adozione di un valido Modello, possa costituire una opportunità di verifica e di crescita dell’ente, mediante l’ottimizzazione dei processi aziendali nonché fornire un sensibile contributo al miglioramento della sua immagine interna, nei confronti dei dipendenti, azionisti ed investitori; ed esterna, nei riguardi di clienti, fornitori ed ogni altro soggetto interessato (P.A., sindacati, etc…).
Sotto l’aspetto pratico e per quanto concerne l’organizzazione del Modello 231 in entità medio piccole può essere previsto un percorso facilitato nel cui ambito le professionalità apicali interne all’ente stesso possono svolgere direttamente le funzioni del previsto organismo di vigilanza con l’eventuale ausilio di professionalità esterne.

(fine)