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Lunedì 31/07/2006

Corte di giustizia delle Comunità europee, sentenza 29 giugno 2006

Questa conclusione parrebbe cozzare con il principio del ne bis in idem, tra l’altro previsto anche dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in base al quale “nessuno può essere perseguito o condannato penalmente dai giudici dello stesso Stato per un reato per il quale è già stato assolto o condannato a seguito di una sentenza definitiva conformemente alla legge ed alla procedura penale di tale Stato”. A questo proposito, il giudice comunitario ha ricordato che, pur essendo il diritto a non essere giudicato o punito due volte un principio fondamentale del diritto comunitario, le autorità di Stati terzi non possano garantire, nell’ambito del loro territorio nazionale, il rispetto delle norme comunitarie in materia di concorrenza nella maniera più adeguata. Senza contare che, in ogni caso, si tratta di ambiti territoriali differenti, ragione per cui, se un comportamento anticoncorrenziale trova origine in un accordo internazionale, la condanna può essere fatta valere sia in ambito comunitario che da Stati terzi. Non esistendo alcun principio di diritto internazionale né alcun testo convenzionale che vieti ad autorità di Stati diversi di perseguire e condannare un soggetto per gli stessi fatti per i quali sia già stato condannato in altro Stato, la Commissione ha il diritto di salvaguardare la libera concorrenza nell’ambito del mercato comune, anche qualora uno Stato terzo sia già intervenuto a sanzionare la stessa condotta, perché ogni autorità agisce in osservanza delle proprie autonome competenze.