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Mercoledì 06/06/2012

Sintesi della portata delle norme contenute nel D.Lgs. 231/2001 (in vigore dal giugno 2001)


1. Coinvolgimento dalle società in sede penale
Il decreto in oggetto introduce per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico la responsabilità in sede penale delle società/associazioni, in qualunque settore operanti, che si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto illecito, amministratori e dipendenti.

L’ampliamento delle responsabilità mira a coinvolgere nella punizione di taluni illeciti penali, il patrimonio delle società/associazione e in definitiva, gli interessi economici dei soci/associati i quali, fino all’entrata in vigore della legge in esame, non pativano conseguenze dirette sulle loro azioni/quote in conseguenza della realizzazione di reati commessi da amministratori e/o dipendenti.

2. Reati contemplati
Ai reati originariamente previsti dal D.lgs 231/2001 contro la Pubblica Amministrazione, tra cui la indebita percezione di erogazioni, la corruzione, la concussione e la frode informatica, la legge 62/2002 (nuova disciplina dei reati societari) ha aggiunto quelli tipici in materia di falso nelle comunicazioni sociali e nei documenti contabili. Ciò, di fatto, ha esteso la platea dei soggetti destinatari, poiché vede potenzialmente coinvolte non solo le società/associazioni che intrattengono rapporti con la P.A. ma altresì qualsiasi soggetti che operi anche nel solo comparto privato.
Sono stati aggiunti i reati finanziari e di market abuse, i reati transnazionali tra cui il riciclaggio, la ricettazione e l’associazione a delinquere di tipo economico.
Di particolare ed indubbio rilievo pratico riveste la introduzione, con il D. Lgs. 81/08 dei reati di lesioni (gravi e gravissime) e omicidio colposo in materia di violazione di norme antinfortunistiche e sicurezza sul lavoro con pesanti sanzioni pecuniarie e interdittive a carico dell’ente (società o associazione che sia), confermate con il nuovo Testo Unico sulla sicurezza del lavoro.
Così come sono entrati nel novero del Modello le figure di reato strettamente connesse alla vigente normativa sulla privacy (cd. reati della criminalità informatica) con il D. Lgs. n. 48/08..

Assai rilevante è poi, per quanto riguarda nello specifico il settore radio-televisivo, la recentie introduzione nella 231 dei reati previsti in materia di violazioni del diritto di autore (art 25-novies, introdotto con la L. n. 99/09) e quella recentissima sui reati ambientali e sull’adeguamento del Modello alla U.K. Bribary Act a carico delle imprese che hanno contratti attivi con aziende del Regno Unito.

3. Pene previste
le pene contemplate dal D.lgs 231/2001 si distinguono in:

3.1 Pecuniarie
sono ripartite in quote ( da un minimo di euro 258,00 ad un massimo di euro 1.549,00) commisurate alla gravità del fatto, al grado di responsabilità dell’ente, all’attività svolta per eliminare od attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire, attraverso l’adozione di un idoneo modello organizzativo, la commissione di ulteriori illeciti;
l’ importo massimo previsto risulta pari a 1.549.000,00 milioni di euro.

3.2 Interdittive
interdizione dall’esercizio dell’attività;
sospensione o revoca delle autorizzazioni, accreditamenti, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
divieto di contrattare con la P.A.;
esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;

Quanto alla durata delle sanzioni, questa risulta compresa tra un minimo di 3 mesi ad un massimo di 2 anni (in casi particolarmente gravi e in presenza di reiterazione del reato la sanzione può essere applicata in via definitiva) e alla loro applicazione consegue la pubblicazione della sentenza di condanna.

E’ inoltre sempre disposta la confisca (anche per equivalente ovvero su denaro o altri beni dell’ente) del profitto del reato. A tal fine può essere applicato a carico della società/associazione il sequestro preventivo ( o conservativo) dei beni.

Va da sé che il maggior effetto negativo per l’ente condannato o anche solo indagato ( al quale possono essere applicate in via cautelare le stesse misure interdittive) ai sensi della normativa sopra citata risulta essere non tanto quello derivante dalle sanzioni pecuniarie quanto quello afferente alle pene interdittive, soprattutto se si pensa all’ipotesi del divieto di stipula di contratti con la P.A. o alla sospensione/revoca delle autorizzazioni, accreditamenti, licenze o concessioni concesse dalla P.A., o alla esclusione e revoca di contributi e finanziamenti e all’effetto delle stesse sul mercato e presso l’opinione pubblica, in termini di danno all’immagine e all’avviamento dell’azienda/associazione.

4. Possibilità di “esonero” delle responsabilità

4.1 Modelli organizzativi
L’articolo 6 del D. Lgs. 231/2001 ha contemplato una forma di “esonero” da responsabilità per la società se si dimostra, in occasione di un procedimento penale per uno dei reati considerati, di aver adottato ed efficacemente attuato “modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire la realizzazione degli illeciti penali considerati”.
In altre parole, il citato Decreto ha definito che presupposto per questa responsabilità (diretta, propria, autonoma e non solidale con l’autore del reato) è il non aver predisposto misure idonee (modelli di organizzazione e gestione) ed evitare che il fatto delittuoso venisse commesso a vantaggio o nell’interesse della Società.
La normativa descritta ha attribuito pertanto rilevanza giuridica ai modelli organizzativi e di controllo, richiedendo la loro adozione per un verso o, laddove esistenti, obbligando le società ad in attento riesame dell’adeguatezza delle proprie procedure alle esigenze di cui si è detto.

4.2 Giudizio di idoneità
Va sottolineato che l’esonero da responsabilità dell’ente passa per il giudizio d’idoneità del sistema interno di organizzazione e controlli che il giudice penale è chiamato a formulare in occasione del procedimento penale a carico dell’autore materiale del fatto. Dunque la formulazione dei modelli e l’organizzazione dell’attività dell’organo di controllo, che è previsto sia istituito con il compito di vigilare sull’efficacia reale del modello, devono porsi come obiettivo l’esito positivo di tale giudizio d’idoneità sul modello adottato, le cui caratteristiche principali devono essere l’aderenza alla specifica realtà aziendale, l’efficacia preventiva e la concreta applicazione, diffusione, formazione e aggiornamento, restando altrimenti un mero esercizio formale di descrizione di principi teorici e formule di stile.
Chi si sia già dotato del Modello dovrà, quindi, opportunamente sottoporre lo stesso ad un serio check-up al fine di verificare la sussistenza dei richiesti requisiti e non veder vanificare anche gli investimenti e risorse impiegati per la sua creazione.

5. Non obbligatorietà “di legge” ma obbligatorietà “di fatto”

Va detto, infine, che poiché la legge prevede l’adozione del modello di organizzazione, gestione e controllo in termini di facoltatività e non di obbligatorietà, la mancata adozione non è soggetta ad alcuna sanzione, ma espone la Società/Associazione alla responsabilità per gli illeciti realizzati da amministratori e dipendenti. Pertanto, nonostante la ricordata facoltatività del comportamento, di fatto l’adozione del modello diviene obbligatoria se si vuole beneficiare dell’esimente ed evitare di incorrere in responsabilità per “colpa di organizzazione”.

6. Azione di responsabilità da parte dei soci/associati

Giova fra l’altro ribadire che l’applicazione delle sanzioni alle società per gli illeciti commessi da amministratori e dipendenti incide direttamente sugli interessi economici e non di cui sono portatori i soci/associati. Pertanto, in caso di incidente di percorso, legittimamente i predetti soggetti potrebbero intraprendere azione di responsabilità nei confronti degli amministratori inerti che, non avendo adottato il modello, abbiano impedito all’ente di fruire del meccanismo di “esonero” della responsabilità. Inoltre è stata di recente ammessa la possibilità di costituzione di parte civile dei soggetti danneggiati nel procedimento penale a carico dell’ente.

 

7. Garanzia per l’ente e per gli amministratori

D’altro canto è altresì evidente che l’adozione di un efficace Modello, anche attraverso, consente di salvaguardare non solo l’ente ma anche e prima i soggetti interessati alla sua integrità etico-sociale ed economica (stakeholders) e gli stessi amministratori, direttori ed apicali in genere imponendo una seria attività di adeguamento ai principi di trasparenza, correttezza e tracciabilità dell’attività nel rispetto della “mission” della società/associazione.

Roma, 23.02.2012


Avv. Agostino de Zordo